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SUL SITO DELLA 
PARROCCHIA SAN PIETRO DI SAVONA

15 ottobre 2023
Solennità di S. Teresa di Gesù,
dottore della Chiesa e riformatrice del Carmelo
Carissimi,
questa domenica accogliamo con gioia i nuovi ragazzi che iniziano il percorso del catechismo dell’iniziazione cristiana e affidiamo al Signore anche i loro genitori e familiari. E bentornati agli oltre 100 ragazzi che riprendono il cammino dopo la pausa estiva. Ringrazio i catechisti che hanno dato o confermato la loro disponibilità a portare avanti questo impegno.
La famiglia carmelitana celebra questa domenica la solennità di S. Teresa di Gesù (d’Avila), madre riformatrice del nostro Ordine, insieme a S. Giovanni della Croce. Assetata di Dio a tal punto di sperare di morire per poter essere con Lui, maestra di preghiera ma anche di fraternità e di comunione. Vera figlia della Chiesa, ha sempre avuto (anche fra le mura della clausura) un grande anelito apostolico e missionario ed è tra le più belle figure di santi del XVI secolo, colonna della controriforma cattolica in Spagna e non solo. Le affidiamo tutto l’Ordine Carmelitano e particolarmente la nostra comunità di religiosi con l’Ordine Secolare legato alla nostra parrocchia, così come le nostre sorelle monache di clausura.
Buon anno catechistico ai bambini e ai loro accompagnatori nella fede e buon
mese missionario a tutti!
Fraternamente,                                                             Enrico

Dall’udienza generale di Papa Benedetto XVI di Mercoledì 11 febbraio 2011
Santa Teresa di Gesù nasce ad Avila, in Spagna, nel 1515, con il nome di Teresa de Ahumada.
Nella sua autobiografia ella stessa menziona alcuni particolari della sua infanzia:
la nascita da “genitori virtuosi e timorati di Dio”, all'interno di una famiglia numerosa, con nove fratelli e tre sorelle. Ancora bambina, a meno di 9 anni, ha modo di leggere le vite di alcuni martiri che le ispirano il desiderio del martirio, tanto che improvvisa una breve fuga da casa per morire martire e salire al Cielo. Alcuni anni dopo, Teresa parlerà delle sue letture dell'infanzia e affermerà di avervi scoperto la verità, che riassume in due principi fondamentali: da un lato “il fatto che tutto quello che appartiene al mondo di qua, passa”, dall'altro che solo Dio è “per sempre, sempre, sempre”, tema che ritorna nella famosissima poesia
“Nulla ti turbi, nulla ti spaventi; tutto passa. Dio non cambia; la pazienza ottiene tutto; chi possiede Dio non manca di nulla: solo Dio basta!”. Rimasta orfana di madre a 12 anni, chiede alla Vergine Santissima che le faccia da madre. Se nell’adolescenza la lettura di libri profani l'aveva portata alle distrazioni di una vita mondana, l'esperienza come alunna delle monache agostiniane di Santa Maria delle Grazie di Avila e la frequentazione di libri spirituali soprattutto classici di spiritualità francescana, le insegnano il raccoglimento e la preghiera.
All’età di 20 anni, entra nel monastero carmelitano dell'Incarnazione, sempre ad Avila e assume il nome di Teresa di Gesù. Tre anni dopo, si ammala gravemente, tanto da restare per quattro giorni in coma, apparentemente morta. Anche nella lotta contro le proprie malattie la Santa vede il combattimento contro le debolezze e le resistenze alla chiamata di Dio. Nel 1543 perde la vicinanza dei famigliari: il padre muore e tutti i suoi fratelli emigrano uno dopo l'altro in America. Nella Quaresima del 1554, a 39 anni, Teresa giunge al culmine della lotta contro le proprie debolezze. La scoperta fortuita della statua di “un Cristo molto piagato” segna profondamente la sua vita. La Santa, che in quel periodo trova profonda consonanza con il sant'Agostino delle Confessioni, così descrive la giornata decisiva della sua esperienza mistica:
“Accadde... che d'improvviso mi venne un senso della presenza di Dio, che in nessun modo potevo dubitare che era dentro di me o che io ero tutta assorbita in Lui”. Parallelamente alla maturazione della propria interiorità, la Santa inizia a sviluppare concretamente l'ideale di riforma dell'Ordine carmelitano: nel 1562 fonda ad Avila, con il sostegno del Vescovo della città, don Alvaro de Mendoza, il primo Carmelo riformato, e poco dopo riceve anche l'approvazione del Superiore Generale dell'Ordine, Giovanni Battista Rossi. Negli anni successivi prosegue le fondazioni di nuovi Carmeli, in totale diciassette. Fondamentale è l'incontro con san Giovanni della Croce, col quale, nel 1568, costituisce a Duruelo, vicino ad Avila, il primo convento di Carmelitani Scalzi. Nel 1580 ottiene da Roma l'erezione in Provincia autonoma per i suoi Carmeli riformati, punto di partenza dell'Ordine Religioso dei Carmelitani Scalzi. Teresa termina la sua vita terrena proprio mentre è impegnata nell'attività di fondazione. Nel 1582, infatti, dopo aver costituto il Carmelo di Burgos e mentre sta compiendo il viaggio di ritorno verso Avila, muore la notte del 15 ottobre ad Alba de Tormes, ripetendo umilmente due espressioni: “Alla fine, muoio da figlia della Chiesa” e “E' ormai ora, mio Sposo, che ci vediamo”. Beatificata dal Papa Paolo V nel 1614 e canonizzata nel 1622 da Gregorio XV, è proclamata “Dottore della Chiesa” da Paolo VI nel 1970. Teresa di Gesù non aveva una formazione accademica, ma ha sempre fatto tesoro degli insegnamenti di teologi, letterati e maestri spirituali. Come scrittrice, si è sempre attenuta a ciò che personalmente aveva vissuto o aveva visto nella vita di altri, cioè a
partire dall'esperienza. Teresa ha modo di intessere rapporti di amicizia spirituale con molti Santi, in particolare con san Giovanni della Croce. Nello stesso tempo, si alimenta con la lettura dei Padri della Chiesa, san Girolamo, san Gregorio Magno, sant'Agostino. 
Tra le sue opere maggiori va ricordata anzitutto l’autobiografia, intitolata “Libro della vita”, che ella chiama “Libro delle Misericordie del Signore”. Composta nel Carmelo di Avila nel 1565, riferisce il percorso biografico e spirituale, scritto, come afferma Teresa stessa, per sottoporre la sua anima al discernimento del “Maestro degli spirituali”, san Giovanni d'Avila. Lo scopo è di evidenziare la presenza e l'azione di Dio misericordioso nella sua vita: per questo, l'opera riporta spesso il dialogo di preghiera con il Signore. E’ una lettura che affascina, perché la Santa non solo racconta, ma mostra di rivivere l’esperienza profonda del suo rapporto con Dio. Nel 1566, Teresa scrive il “Cammino di Perfezione”, da lei chiamato “Ammonimenti e consigli” che dà alle sue monache, le dodici novizie del Carmelo di san Giuseppe ad Avila. Α loro Teresa propone un intenso programma di vita contemplativa al servizio della Chiesa, alla cui base vi sono le virtù evangeliche e la preghiera. Tra i passaggi più preziosi il commento al “Padre nostro”, modello
di preghiera. L'opera mistica più famosa di santa Teresa è il Castello interiore, scritto nel 1577, in piena maturità. Si tratta di una rilettura del proprio cammino di vita spirituale e, allo stesso tempo, di una codificazione del possibile svolgimento della vita cristiana verso la sua pienezza, la santità, sotto l'azione dello Spirito Santo. Teresa si richiama alla struttura di un castello con sette stanze, come immagine dell'interiorità dell'uomo, introducendo, al tempo stesso, il simbolo del baco da seta che rinasce in farfalla, per esprimere il passaggio dal naturale al soprannaturale. La Santa si ispira alla Sacra Scrittura, in particolare al “Cantico dei Cantici”, per il simbolo finale dei “due Sposi”, che le permette di descrivere, nella settima stanza, il culmine della vita cristiana nei suoi quattro aspetti: trinitario, cristologico, antropologico ed ecclesiale.
Alla sua attività di fondatrice dei Carmeli riformati, Teresa dedica il “Libro delle fondazioni”, scritto tra il 1573 e il 1582, nel quale parla della vita del gruppo religioso nascente. Come nell'autobiografia, il racconto è teso a evidenziare soprattutto l'azione di Dio nell'opera di fondazione dei nuovi monasteri. Non è facile riassumere in poche parole la profonda e articolata spiritualità teresiana. Vorrei menzionare alcuni punti essenziali. In primo luogo, santa Teresa propone le virtù evangeliche come base di tutta la vita cristiana e umana: in particolare, il distacco dai beni o povertà evangelica, e questo concerne tutti noi; l'amore gli uni per gli altri come elemento essenziale della vita comunitaria e sociale; l'umiltà come amore alla verità; la determinazione come frutto dell'audacia cristiana; la speranza teologale, che descrive come sete di acqua viva. Senza dimenticare le virtù umane: affabilità, veracità, modestia, cortesia, allegria, cultura. In secondo luogo, santa Teresa propone una profonda sintonia con i grandi personaggi biblici e l'ascolto vivo della Parola di Dio. Ella si sente in consonanza soprattutto con la sposa del Cantico dei Cantici e con l'apostolo Paolo, oltre che con il Cristo della Passione e con il Gesù Eucaristico. La Santa sottolinea poi quanto è essenziale la preghiera; pregare, dice, “significa frequentare con amicizia, poiché frequentiamo a tu per tu Colui che sappiamo che ci
ama”. L'idea di santa Teresa coincide con la definizione che san Tommaso d'Aquino dà della carità teologale, come “amicitia quaedam hominis ad Deum”, un tipo di amicizia dell’uomo con Dio, che per primo ha offerto la sua amicizia all’uomo, ovvero l’iniziativa viene da Dio. La preghiera è vita e si sviluppa gradualmente di pari passo con la crescita della vita cristiana: comincia con la preghiera vocale, passa per l'interiorizzazione attraverso la meditazione e il raccoglimento, fino a giungere all'unione d'amore con Cristo e con la Santissima Trinità. Ovviamente non si tratta di uno sviluppo in cui salire ai gradini più alti vuol dire lasciare il precedente tipo di
preghiera, ma è piuttosto un approfondirsi graduale del rapporto con Dio che avvolge tutta lavita. Più che una pedagogia della preghiera, quella di Teresa è una vera "mistagogia": al lettoredelle sue opere insegna a pregare pregando ella stessa con lui; frequentemente, infatti, interrompeil racconto o l'esposizione per prorompere in una preghiera. Un altro tema caro alla Santaè la centralità dell'umanità di Cristo. Per Teresa, infatti, la vita cristiana è relazione personalecon Gesù, che culmina nell'unione con Lui per grazia, per amore e per imitazione. Daciò l'importanza che ella attribuisce alla meditazione della Passione e all'Eucaristia, come presenzadi Cristo, nella Chiesa, per la vita di ogni credente e come cuore della liturgia. SantaTeresa vive un amore incondizionato alla Chiesa: ella manifesta un vivo “sensus Ecclesiae”di fronte agli episodi di divisione e conflitto nella Chiesa del suo tempo. Riforma l'Ordine Carmelitanocon l'intenzione di meglio servire e meglio difendere la “Santa Chiesa Cattolica Romana”,ed è disposta a dare la vita per essa. Un ultimo aspetto essenziale della dottrina teresiana, chevorrei sottolineare, è la perfezione, come aspirazione di tutta la vita cristiana e meta finaledella stessa. La Santa ha un'idea molto chiara della “pienezza” di Cristo, rivissuta dal cristiano.
Alla fine del percorso del Castello interiore, nell'ultima “stanza” Teresa descrive tale pienezza,realizzata nell'inabitazione della Trinità, nell'unione a Cristo attraverso il mistero della suaumanità. Cari fratelli e sorelle, santa Teresa di Gesù è vera maestra di vita cristiana per ifedeli di ogni tempo. Nella nostra società, spesso carente di valori spirituali, santa Teresa ciinsegna ad essere testimoni instancabili di Dio, della sua presenza e della sua azione, ci insegna a sentire realmente questa sete di Dio che esiste nella profondità del nostro cuore,questo desiderio di vedere Dio, di cercare Dio, di essere in colloquio con Lui e di esseresuoi amici. Questa è l'amicizia che è necessaria per noi tutti e che dobbiamo cercare, giorno per giorno.




11 giugno 2023
SOLENNITA' DEL SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO


Lettura (Gv 6,51-58)
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Carissimi,
dopo la bella e partecipata Messa e processione del Corpus Domini ci ritroviamo in quello che per la nostra comunità parrocchiale è un week end di Grazia. Trentuno bambini riceveranno per la prima volta il dono dell’Eucaristia, il Corpo del Signore. A loro e ai loro genitori “giro” queste parole di Papa Francesco scritte per questa occasione di festa: “Fare la Prima Comunione significa voler essere ogni giorno più uniti a Gesù, crescere nell’amicizia con Lui e desiderare che anche altri possano godere la gioia che ci vuole donare. Il Signore ha bisogno di voi per poter realizzare il miracolo di raggiungere con la sua gioia molti dei vostri amici e familiari”.
E ricorda a tutti noi che “la Chiesa, specialmente nell’Eucaristia, esprime la comunione fraterna tra tutti i suoi membri. La nostra carta di identità e questa: Dio è nostro Padre, Gesù è nostro Fratello, la Chiesa è la nostra famiglia, noi siamo fratelli, la nostra legge è l’amore”. E rivolgendosi ancora ai bambini dice loro: “Desidero incoraggiarvi a pregare sempre con quell’entusiasmo e quella gioia che avete oggi. E ricordate che questo è il sacramento della Prima Comunione e non dell’ultima, ricordatevi che Gesù vi aspetta sempre”. Riprendo infine le parole che ho anticipato la scorsa settimana nella mia lettera ma che mi sembrano più appropriate in questo week end, chiedendo scusa per la ripetizione: “Il rapporto con Gesù ha bisogno di essere coltivato, ha bisogno di ‘comunione’ con Lui e con i fratelli di fede, nella comunità (stessa radice di comunione). L’Eucaristia domenicale non sia un obbligo ma un desiderio sempre più profondo perché anche
noi possiamo arrivare a credere e ad affermare, come dicevano i martiri africani di Abitina (o Abitene, attuale Tunisia) prima di essere messi a morte : “Non possiamo vivere senza celebrare il giorno del Signore”.
Buona domenica a tutti, un abbraccio,
Fraternamente,                                                     Enrico



21 maggio 2023
ascensione del signore


Lettura (Mt 28,16-20)
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». 

Carissimi, 
     vivremo un fine settimana di grazia mentre celebriamo l’Ascensione di Gesù al cielo. Ricordiamo nella nostra preghiera i ragazzi che ricevono la Cresima dalle mani del vescovo Gero. Grazie ai catechisti Alessio Gambetta e fra Gérard che li hanno accompagnati e preparati a questo giorno. 
        Preghiamo anche per i bambini che domenica vivranno una giornata di ritiro spirituale ad Arenzano in preparazione alla Prima Comunione. 
        E ricordiamo anche il piccolo Edoardo Spina che domenica alle 11 riceverà il Battesimo nella nostra parrocchia. 
     Terminato il Capitolo Provinciale i nostri nuovi superiori hanno messo mano  alla composizione delle comunità per il triennio 2023-2026. La comunità di  Savona avrà la gioia di accogliere 2 nuovi confratelli, P. Angelo Anselmo e p. Roberto Nava, mentre con dispiacere saluteremo p. Giovanni Tomasi che raggiungerà la comunità di Torino. Questi spostamenti avranno luogo intorno
 alla metà del prossimo mese di giugno. Siamo tutti chiamati, io per primo, a vivere queste decisioni con spirito di fede e ad impegnarci per far crescere la nostra bella parrocchia nella comunione e nell’unità. 
Per quel che mi riguarda continuo a ringraziare il Signore che mi dà la gioia di  poter continuare, in questo triennio, il mio ufficio di Parroco in una realtà parrocchiale vivace e dove noi religiosi ci sentiamo accolti con amore! 
         Lo spirito missionario che sempre ci anima ci darà la gioia di accogliere don Michele Farina, sacerdote della diocesi di Savona affiliato alla Società Missioni Africane (SMA), missionario a Monassao, in Repubblica Centrafricana, che lunedì 22 maggio alle ore 18 celebrerà la S. Messa nella nostra parrocchia. Vi invito a partecipare a questa celebrazione e a pregare con lui e per lui. 
        Infine sabato prossimo, 27 maggio, alle ore 21 ci sarà la veglia di Pentecoste
 in Cattedrale a chiusura dell’anno pastorale. Sarà bello essere insieme al vescovo e a tutta la diocesi che sta portando avanti il cammino sinodale. Durante questa veglia avremo ancora la possibilità di ascoltare anche la testimonianza di
 don Michele sulla sua esperienza missionaria. 
 Vi invito a prendere nota di tutti questi avvenimenti e a portarli nella vostra
 preghiera e, secondo le vostre possibilità, a partecipare ad alcuni di essi. 
         Buona domenica dell’Ascensione a tutti! 
 Fraternamente,                                         Enrico

Carissimi,

    vi scrivo poche ore dopo il funerale del nostro caro p. Vittorino. Il cuore è colmo di gratitudine e allo stesso tempo pieno di sgomento: veramente i disegni di Dio sono imperscrutabili e inaccessibili le sue vie! Vogliamo dire con Gesù: “Padre, sia fatta la tua volontà”, nella certezza che Dio opera solo per il nostro bene. Ringrazio tutti quelli che ci sono stati vicini in questi giorni e negli anni della presenza e della malattia di p. Vittorino: quanto amore ricevuto e donato! La comunità, già ridotta nel numero ma non nella gioia di donarsi a Dio e a fratelli, ha ancora più bisogno della vostra vicinanza affettuosa e del vostro aiuto: continuate ad essere per noi religiosi segno dell’amore di Dio fatto carne.

    Fraternamente,                                         Enrico

P. Vittorino del Sacro Cuore di Gesù

    Vittorio Corsini nacque a Fivizzano, in provincia di Massa Carrara, il 15 luglio 1948. Frequentò le scuole elementari al Deserto di Varazze, per passare poi ad Arenzano, facendo
parte del gruppo con cui P. Teodoro ridiede nuova vitalità al nostro Seminario minore.
Entrato in Noviziato a Genova S. Anna nel 1966, il 22 luglio 1967 fece la sua prima Professione con il nome religioso di Vittorino del S. Cuore di Gesù. Il suo cammino formativo, prima a Pisa poi a Roma e infine ad Arenzano, fu segnato dalla perdita di entrambi i genitori per malattia, perdita ancora più dolorosa perché figlio unico.
    Ordinato Sacerdote il 9 marzo 1975, partì subito per la Missione in Repubblica Centrafricana, dove svolse il suo ministero soprattutto come missionario di “brousse”, ossia nei piccoli villaggi, sia a Bozoum che a Baoro. Dopo qualche anno, rientrò in Italia, dove venne inserito nell’equipe educativa del Seminario, anche se continuò per alcuni anni a fare la spola tra l’Africa e l’Italia.
In quegli anni, poco per volta, si affiancò a P. Anastasio nell’ufficio di Promotore Vocazionale per il Seminario Minore, incarico che continuò a svolgere fino al 2013, occupandosi anche dell’accoglienza dei pellegrini del Santuario di Gesù Bambino.
    Nel 2013 fu trasferito al convento di S. Pietro in Savona, dove iniziò una terza fase della sua vita, un apostolato più discreto e meno appariscente, ma ugualmente prezioso: quello del confessionale. Per anni, con fedeltà e pazienza, accolse nella chiesa quanti desideravano il Perdono di Dio, oppure semplicemente una persona che li ascoltasse e desse loro conforto.
    P. Vittorino, dotato di una forte carica umana, è diventato poco per volta un punto di riferimento per molte persone.
    Un altro apostolato a cui si è dedicato con costanza e passione è stato quello dell’accompagnamento vocazionale, in collaborazione con l’Unione Carmelitana Teresiana, Istituto Secolare da lui amato e seguito per tanti anni.
P. Vittorino è stato una persona generosa nei suoi uffici, nonostante i gravi problemi di salute che lo hanno fatto tanto soffrire negli ultimi anni, costringendolo a muoversi sulla carrozzina, dopo le amputazioni subite. I problemi di circolazione, uniti ad una grave forma di diabete, sono stati anche la causa del suo decesso, avvenuto la sera del 19 ottobre subito dopo essere rientrato da una operazione chirurgica per cercare di liberare le vene delle gambe, circondato dai confratelli accorsi in suo soccorso e nonostante il rapido intervento della Croce Rossa.

         


19 giugno 2022
solennità del santissimo corpo e saNGUE DI CRISTO 

“Tutti mangiarono e furono saziati”


        Carissimi, 
                         è bello celebrare questa domenica la solennità del Corpus Domini (dopo “l’antipasto” di giovedì sera sul Priàmar e in Cattedrale) stringendoci attorno a p. Marco Garagnani che celebra la sua prima Messa nella nostra parrocchia. Il dono del Sacerdozio e la festa odierna ricordano a noi, ministri consacrati, che siamo chiamati a diventare pane spezzato e condiviso, sull’esempio di Gesù! Il Vangelo di oggi ci dimostra come si risolvono i grandi problemi che affliggono la terra: condividendo, spartendo quello che abbiamo perché ognuno possa ricevere il necessario … e anche di più! Non si tratta solo e principalmente di condividere i beni materiali (“su questo ti ascolteremo un’altra volta”!) ma qualcosa di molto più impegnativo: la nostra stessa vita! Gesù lo ha fatto: ha “spezzato” la sua vita, come un pane buono, perché noi tutti potessimo, sedendo alla mensa dell’Eucaristia, partecipare alla sua stessa vita. 
    Ringrazio ancora una volta i catechisti che si sono impegnati anche quest’anno nella formazione cristiana dei ragazzi, degli adulti e dei genitori dei battezzandi. Le Prime Comunioni e le Cresime che abbiamo appena vissuto, insieme ai momenti di convivialità vissuti con i ragazzi e i loro genitori, hanno aiutato la comunità parrocchiale a crescere nella fede e nella condivisione gioiosa. Approfitto per rivolgermi a tutti i parrocchiani di buona volontà perché non abbiano paura di condividere un po’ del loro tempo e del loro cammino di fede rendendosi disponibili per questo servizio di catechesi o per altre attività già presenti o che potrebbero nascere grazie alla vostra disponibilità. 
     Buona festa del Corpus Domini e buona domenica a tutti!     
    Fraternamente,                                                                 Enrico

Lettura (Lc 9,11b-17) 
 In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. 
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: 
«Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». 
Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C'erano infatti circa cinquemila uomini. 
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste




29 maggio 2022
ascensione del signore 

“Testimoni presenti”

    Carissimi, 
        ringrazio ancora il Signore con voi per il dono del ministero del Lettorato che Danilo Gambetta ha ricevuto dalle mani del Vescovo, tappa semplice ma significativa in preparazione al diaconato permanente. 
    Questo sarà ancora un fine settimana di grazia con il sacramento dell’Eucaristia che 32 ragazzi riceveranno nella nostra parrocchia, insieme al sacramento della confermazione che Jacopo Arlorio riceverà, con qualche giorno d’anticipo, questo sabato. È sempre un motivo di gioia per i pastori il conferimento di un sacramento, ancora di più quando a riceverlo sono ragazzi così giovani e all’inizio di un cammino di fede. È infatti un inizio … e non la fine di questo cammino! Che è fatto sì di catechesi, ma soprattutto di partecipazione alla vita parrocchiale e ancor di più sacramentale! Invito i ragazzi ad accostarsi con regolarità al sacramento della Confessione e della Comunione perché attraverso di essi riceviamo un dono spropositato, immeritato e incalcolabile! E invito i genitori ad aiutarli in questo cammino, attraverso l’esempio e il consiglio. Approfitto per esprimere ancora una volta il mio grazie alle catechiste che li accompagnano nel cammino di fede, con amore paziente e gratuito: grazie, Giulia e Luana! 
    Invito tutti a sostenere con la preghiera questi ragazzi perché possano essere trasformati dall’incontro intimo e vitale con Gesù-Eucaristia. E portiamo nella preghiera anche i loro genitori per il non facile compito educativo (anche nella fede) al quale sono chiamati per vocazione. 
    Concludo con l’invito a tutti a partecipare alla chiusura del mese mariano: il 31 maggio, festa della Visitazione di Maria, ci ritroveremo in chiesa per la celebrazione dell’Eucaristia alle ore 18 seguita da un momento di preghiera nel chiostro interno che si concluderà con un breve momento conviviale. 
    Un abbraccio fraterno e buona domenica a tutti,                      Enrico

Lettura (Lc 24,46-53) 
[In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.


22 maggio 2022
VI domenica di pasqua 

“Trasmettitori di amore”

    Carissimi, 

            "se uno mi ama osserverà la mia Parola", dice Gesù nel Vangelo di oggi. Amare, nel Vangelo, non è l'emozione che intenerisce, la passione che divora, lo slancio che fa sconfinare ma significa piuttosto dare tempo e cuore a Dio, fargli spazio. Solo così potremo osservare la sua Parola, conservarla con cura, così che non vada perduta una sola sillaba, come un innamorato con le parole dell'amata. Solo così potremo seguirla con la fiducia di un bambino verso la madre o il padre. 

        "Se uno mi ama osserverà la mia Parola": la Parola di Gesù illumina, guarisce, conforta, salva. Affidiamoci alla Sua Parola, mentre preghiamo per Chicca e Catia che hanno intrapreso un cammino vocazionale dell'Unione Carmelitana Teresiana; preghiamo per Danilo che riceverà il ministero del Lettorato il prossimo 27 maggio, perché si lasci sempre guidare e sia sempre più innamorato della Parola di Dio che riceverà dalle mani del Vescovo e che sarà chiamato a proclamare. 

         Un abbraccio fraterno a tutti, 

         Buona domenica,                              Enrico


Lettura (Gv 14,23-29) 

 [In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate». 


15 maggio 2022
V domenica di pasqua 

“Alla ricerca di ciò che manca”

         Carissimi, 
                           la scorsa domenica abbiamo vissuto una bellissima giornata ad Arenzano con una parte dei ragazzi che si preparano alla 1 a Comunione (e con i loro genitori). Gesù Bambino ci ha voluto accogliere proprio bene servendosi delle mani, della voce e dell’entusiasmo di p. Fabio, p. Piergiorgio e p. Andrea che ci hanno fatto sentire “a casa”. Questa domenica replicheremo con una quindicina di ragazzi che il prossimo 11 giugno riceveranno il sacramento della Cresima. Vi portiamo nella nostra preghiera e vi chiediamo di fare altrettanto per i nostri cresimandi e per i loro genitori. Approfitto di questa occasione per esprimere il mio grazie alle catechiste e ai catechisti che anche quest’anno si sono offerti per questo servizio, con generosità, passione e competenza: grazie di cuore! E … se qualcuno vuole rendersi disponibile ad aiutare per il prossimo anno … ha solo da farsi avanti e farmelo sapere!
     Dalla Parola di Dio di questa domenica vi condivido questi 2 suggerimenti: 
1) Essere testimoni delle “grandi opere di Dio” nella nostra vita e nella storia dell’umanità (come hanno fatto Maria e gli apostoli!). 
2) Seguire concretamente e semplicemente la via tracciata da Gesù nel Vangelo di questa domenica: l’amore reciproco, che non è solamente un’esigenza morale, ma discende direttamente dall’aver riconosciuto l’amore di Dio per noi. 
 Buona domenica a tutti, 
 Fraternamente,                                                         Enrico

Lettura (Gv 13,31-33a.34-35) 

 [Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri»





1 maggio 2022
III domenica di pasqua 

“Misericordia senza limiti”

     Carissimi,
                   quante volte anche la nostra “pesca”, come quella degli apostoli, è stata faticosa ed infruttuosa! Forse perché non basta, come non è bastato per gli apostoli, ritornare al “luogo delle origini”; c’è bisogno di un incontro, sul far dell’alba, sulla riva, con uno “sconosciuto” nel quale l’apostolo amato, Giovanni, riconosce “il Signore”. E’ proprio nel bel mezzo dell’incertezza e dell’indecisione che il Signore ci viene incontro per una comunione nuova. E ancora una volta ci manifesta stima e fiducia, riservandoci una nuova missione. Ci chiede innanzi tutto di amare, di fidarci di Lui, di metterci nelle sue mani. Tutto il resto non ci deve spaventare: quello che conta è il legame con Lui, tenuto vivo attraverso gli incontri che Egli ci dona. Il primo di questi incontri è a tavola con Lui, dove Lui stesso ci prepara la mensa, nutrendoci della sua Parola e del suo Corpo. Nutriti da Lui e di Lui gli apostoli avranno la forza di affrontare il mare aperto (e spesso avverso!) della storia per portare dovunque il Vangelo della gioia, il Vangelo del risorto! 
    Buona domenica e buon mese di maggio a tutti! 
    Fraternamente,                                                     Enrico

MAGGIO, MESE MARIANO 
A partire da lunedì 2 maggio, ogni sera (escluso il sabato e la domenica), al termine della S. Messa delle ore 18, si terrà la  PREGHIERA MARIANA nel Chiostro del Convento. Ricordiamo che ogni giorno, alle ore 17,10, viene recitato in chiesa il Santo Rosario. 

Lettura (Gv 21,1-19) 
     [In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».


24 APRILE 2022
II domenica di pasqua 
(o della divina misericordia)

“Domenica!”

    Carissimi, 
              le celebrazioni della Settimana Santa hanno permesso di incontrarci, numerosi, e di vivere e condividere la nostra fede nel Cristo morto e risorto. Anche i circa 80.000 adolescenti che si sono ritrovati a Roma con il Papa il lunedì dell’Angelo hanno vissuto questa profonda esperienza di fede gioiosa e condivisa. Eravamo presenti con un piccolo gruppo dei nostri ragazzi che si sono uniti ai 140 adolescenti della diocesi di Savona accompagnati dal vescovo Gero. L’ascolto delle testimonianze di alcuni adolescenti, la parola del Santo Padre e il suo passaggio in mezzo a noi, hanno scaldato il cuore più del sole torrido di quel pomeriggio romano nella calca di una folla numerosa che ha riempito piazza san Pietro e tutta via della Conciliazione! 
     Il Vangelo di questa domenica ci ricorda come non sia così facile e scontato credere nella risurrezione di Gesù. Non lo è stato per gli apostoli e ancora più difficile lo è stato per Tommaso, il nostro gemello nell’incredulità! Ma Tommaso è anche disposto a compiere il percorso necessario per arrivare a fidarsi ed affidarsi al suo Signore e suo Dio. E, attraverso Tommaso, Gesù ci indica il sentiero della vera fede perché possiamo percorrerlo con gioia. 
     Nelle sue apparizioni pasquali il Risorto saluta i “suoi” con l’espressione “Shalom” (“Pace a voi”): è la pace che il mondo non conosce, la pace dell’amore che vince l’odio. Chiediamo il dono della pace e continuiamo a pregare per le vittime di tutte le guerre, in Ucraina e in ogni parte del mondo. 
     Buon cammino pasquale a tutti! 
     Shalom,                                                 Fra Enrico

Lettura (Gv 20,19,31) 
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 
Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: 
«Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 
Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». 
Ma egli disse loro: 
«Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». 
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: 
«Pace a voi!». 
Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». 
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 
Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.


17 APRILE 2022
RISURREZIONE DEL SIGNORE

“Saper vedere”



            Carissimi, 
             "Perché cercate tra i morti colui che è vivo"? Il Vangelo della domenica di Pasqua ci dice che non basta vedere il sepolcro vuoto per credere nella risurrezione. Maria di Magdala ha trovato la tomba senza il corpo di Gesù e ha creduto ad un furto. Anche Pietro, osservando attentamente i teli e il sudario all'interno del sepolcro, non crede ancora alla resurrezione. E così gli altri apostoli e discepoli faticheranno a credere a questo evento che cambia la storia, la vita dell'uomo. Non è facile credere che il Signore è risorto e che ci rimane sempre accanto. Non è immediato cogliere il senso di tanti avvenimenti dolorosi che si sono susseguiti velocemente. Come non è facile, ancora oggi, capire il significato del dolore, della sofferenza, della morte ingiusta. Eppure l'apostolo Giovanni, che si è lasciato amare, ora può entrare nella gioia della Pasqua, dopo aver compiuto il passaggio che conduce dalla morte alla vita. L'amore di Gesù gli apre gli occhi e Giovanni crede: "Il Signore è veramente risorto"! Chiediamo al Signore di guidare anche noi alla Fede: a riconoscere che Dio percorre strade poco battute e inusuali. Chiediamo di entrare nel suo mistero d'amore, che è fonte perenne di vita. 
Buona Pasqua a tutti, 
fraternamente,                                             Enrico 

    P.S. Nel periodo pasquale vorrei cominciare la benedizione delle case. Vi comunicherò in seguito le modalità e i tempi. Con chi fosse disponibile ad aiutarmi per preparare questo momento importante della vita della parrocchia e poi eventualmente anche ad accompagnarmi nella benedizione delle case, potremmo incontrarci martedì 26 aprile al termine della Messa delle ore 18.


Lettura (Gv 20,1-9) 
 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.




Domenica 10 Aprile

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

nella nostra parrocchia di S. Pietro

Benedizione delle Palme all’inizio delle Ss. Messe

Ore 8,30: S. Messa;

Ore 10,45: S. Messa solenne (inizio 15 minuti prima del solito)

Ore 18,00: Vespri solenni;  Ore 18,30: S. Messa



3 APRILE 2022
V domenica dI QUARESIMA

“Adultero anch'io”


    Carissimi, 

                anche quest'anno avremo la gioia di celebrare la Settimana Santa nella nostra parrocchia di San Pietro. Non per una sorta di pretesa "autonomia" o per un voluto distacco dalla chiesa Madre, la Cattedrale, che si ritrova intorno al Vescovo per celebrare il cuore dell'anno liturgico, il mistero di passione, morte e risurrezione di Gesù. Questa occasione che ci viene data deve servire da stimolo per una preparazione spirituale, biblica e liturgica più profonda, vissuta nella comunione reciproca e nel reciproco aiuto. Approfittando della celebrazione penitenziale del 6 aprile nella chiesa di San Giovanni Battista vi invito ad accostarvi al Sacramento della penitenza. Come ci testimonia il vangelo di questa domenica, il Signore Gesù è ben lontano dallo "scagliare la pietra" contro i peccatori, ma è amore che perdona e che risolleva, invitandoci ad una vita nuova. La confessione è il primo passo verso una Pasqua più autentica e gioiosa. Ognuno di noi si senta poi responsabile dei vari aspetti della vita parrocchiale, partendo dai servizi più umili e nascosti. 

    Vi invito a prestare attenzione agli orari delle celebrazioni della Settimana Santa che verranno esposti in chiesa nei prossimi giorni e ad esservi fedeli, ognuno secondo le proprie possibilità. 

     La prossima settimana spero di potervi informare anche circa la benedizione delle case che avrei il desiderio di iniziare nel periodo pasquale. 

     Buona domenica e buona settimana a tutti, 

     Fraternamente,                                                     Enrico

Lettura (Gv 8,1-11) 

 In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».


Domenica 10 Aprile

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

nella nostra parrocchia di S. Pietro

Benedizione delle Palme all’inizio delle Ss. Messe

Ore 8,30: S. Messa;

Ore 10,45: S. Messa solenne (inizio 15 minuti prima del solito)

Ore 18,00: Vespri solenni;  Ore 18,30: S. Messa





27 MARZO 2022
IV domenica dI QUARESIMA "Laetare"

“Lieti nella riconciliazione”

            Carissimi, 

                            l’atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria pronunciato dal Santo Padre venerdì 25 marzo, ancora una volta ha riunito i cristiani in tante parti del mondo per chiedere il dono della pace. 

     Il Santo Padre ben incarna la logica di Dio che guarda sempre “in avanti”, come ci ricordano le letture di questa domenica. Un Dio per il quale conta più il futuro che il passato, che non permette quindi che rimaniamo prigionieri dei nostri sbagli (che ci sono, e sono tanti!). Comportandosi così, Dio cerca e realizza il nuovo e continua a fidarsi dell’umanità. Lasciamoci riconciliare con Dio, torniamo a fidarci di Lui rimettendo la nostra vita nelle sue mani. 

 Buona domenica a tutti, 

 Fraternamente,                                                                   Enrico


Lettura (Lc 15,1-3,11-32) 

 In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”»


RACCOLTA PER IL PROGETTO "HOUSING FIRST"

a favore di persone senza dimora

     “HOUSING FIRST” è un modello di intervento per il contrasto alla grave marginalità che si basa sull’inserimento diretto in appartamenti di persone senza dimora con problemi di salute mentale o in situazione di disagio socioabitativo, allo scopo di favorirne percorsi di benessere e integrazione sociale. La casa come diritto umano, non come premio da raggiungere dopo un percorso “a gradini” nei diversi livelli di accoglienza. 

     DIMENSIONE INDIVIDUALE: viene riconosciuta la capacità della persona di riacquisire uno stato di benessere in presenza di gravi condizioni di vulnerabilità sociale, problemi di salute mentale o dipendenza. La persona è accompagnata da un’equipe di operatori, con diverse competenze, nel proprio percorso verso l’autonomia. E’ la persona che sceglie, progetta e cammina, sapendo di avere un sostegno non giudicante ma presente per tutto il tempo necessario.

     DIMENSIONE COMUNITARIA: la disponibilità di una casa, il sostegno di una equipe di accompagnamento e il ritorno progressivo alla vita di comunità, rappresentano la struttura relazionale imprescindibile. Fondamentale per questo è il coinvolgimento di chi vive la comunità dove le persone accolte abitano, a cominciare proprio dalle parrocchie, per creare occasioni di incontro, di socialità, di vicinanza, in cui esse possano sentirsi gradualmente parte di un contesto più ampio e portare il proprio contributo. La Caritas diocesana ha avviato il progetto alcuni anni fa in Savona e ad oggi coinvolge 12 persone senza dimora in 8 appartamenti condivisi, 3 operatori Caritas nel ruolo di coordinamento e accompagnamento, i Servizi sociali dei comuni di Savona, Albisole, Varazze e Vado Ligure, il Servizio di Salute Mentale e il Servizio Dipendenze. In questi primi anni i percorsi sono stati più “intimi”, in parte a causa della pandemia, ora è il momento dell’accompagnamento anche da parte della comunità, attraverso un servizio nuovo e da costruire insieme, per volontari che portino nel cuore la disponibilità a “stare accanto”. … 

Chi volesse contribuire può fare un bonifico sul C/C bancario intestato a FONDAZIONE DIOCESANA COMUNITA’SERVIZI ONLUS BANCO POPOLARE soc. cop. - IBAN IT05S0503410600000000012497 - CAUSALE: Raccolta di Quaresima 2022 – Housing First 

Per informazioni sul progetto è possibile contattare la Fondazione ComunitàServizi, l'ente che gestisce i servizi caritativi della Diocesi di SavonaNoli, al numero di telefono 019807258 o via mail info@comunitaservizi.org. 



20 MARZO 2022
III domenica dI QUARESIMA

“L'eredità della carità”

                Carissimi, 

                                abbiamo vissuto giorni di grazia e di "bellezza" con la solennità di Maria Santissima Madre di Misericordia e la solennità di San Giuseppe: rendiamo grazie a Dio! Avremo certamente ascoltato la Parola di Dio e la parola della Chiesa in questi giorni santi e non voglio aggiungere altre parole. Vi lascio una preghiera-riflessione di un parroco, liturgista e scrittore, don Roberto Laurita, che trovo molto legata al Vangelo di questa domenica e al tempo che stiamo vivendo. Buona lettura e buona domenica a tutti. 

 Fraternamente,                                                                    Enrico 

Preghiera 
Ci lasciamo impressionare, Gesù, 
dai fatti di violenza inaudita,
dalle sciagure in cui perde la vita un gran numero di persone. 
Ma poi scivoliamo nel grigiore quotidiano, 
senza afferrare la necessità 
di accogliere il tuo invito a convertirci al tuo Vangelo, 
a cambiare stile di vita,
a considerare la storia in modo nuovo, col tuo sguardo. 
Mentre siamo colpiti da quel male 
che ci raggiunge dall'esterno, 
non ci accorgiamo che,
 senza fare notizia, 
c'è una malattia pericolosa che insidia la nostra esistenza. 
E' la chiusura agli altri, 
ai loro appelli, alle loro sofferenze. 
È il nostro egoismo, che ci rende sterili, privi di frutti. 
E' la sordità, che ci impedisce 
di ascoltare i tuoi avvertimenti 
e di continuare come sempre, 
ignari di andare alla deriva 
e di perdere la nostra vita. 

Lettura (Lc 13,1-9)

1In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. 2Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? 3No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 4O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

6Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? 8Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime 9e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai».


25 MARZO: SOLENNITA' DELL'ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE  

Col termine “Annunciazione” si descrive l’apparizione dell’Arcangelo Gabriele, messaggero di Dio, a Maria in cui le viene, appunto annunciato l’Incarnazione di Gesù nel suo grembo. L’Annunciazione del Signore è una solennità di grande importanza religiosa, poiché si pone al centro della storia della salvezza, in quanto rappresenta l’inizio dei tempi nuovi, della nuova alleanza tra Dio e l’uomo.

 È con l’Annunciazione che si mette in moto quel piano divino che culminerà con la nascita di Gesù e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione. Essa viene celebrata il 25 marzo principalmente per due motivi. Antiche teorie già dibattute nel VI e VII secolo sostenevano che in concomitanza con l’equinozio di primavera, che cade intorno a questa data, avessero avuto luogo sia l’Incarnazione del Verbo, sia la creazione del mondo. Molto più semplicemente, la data del miracoloso concepimento di Gesù è stata fissata 9 mesi prima del 25 dicembre.

L’Annunciazione del Signore è una festa dedicata sia a Gesù, sia a Maria, poiché rappresenta il più alto e importante momento di incontro tra l’umano e il divino. Maria simboleggia l’attesa di Israele che trova finalmente compimento nell’arrivo del Salvatore. La sua accettazione del destino voluto per lei da Dio, l’obbedienza con cui si affida alla Sua volontà, e soprattutto l’immenso amore che la contraddistingue da questo momento in poi, sono indissolubilmente legati all’opera salvifica di Suo Figlio. 

 Maria con il suo “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” si affida completamente alla volontà di Dio e rappresenta tutto il meglio che l’umanità può incarnare e offrire, e Dio stesso la eleva al di sopra di tutto e tutti. 

 Prendendo Maria come modello, anche noi dovremmo vivere questa festa come un invito all’umiltà, al coraggio di affidarci completamente a Dio, senza remore, senza domande. Se è vero che è sempre meglio ponderare e affrontare con razionalità le scelte importanti, è altrettanto vero che, in certi casi, bisogna affidarsi solo alla fede, senza pensare alle conseguenze. Accettando la volontà di Dio Maria sapeva di rischiare di venire rinnegata dal suo promesso sposo, eppure non ha esitato, non ha chiesto rassicurazioni. Si è fidata di Dio e basta. 

 Questo fa di lei la “piena di grazia”, e in suo figlio Gesù ogni uomo può sperare di ottenere un poco di quella grazia così preziosa. 

 Prima ancora della nascita del Salvatore, Sua madre si fa tramite tra Lui e tutti gli uomini. Se Gesù è al centro della nostra visione del cielo, Maria è al suo fianco, a supplicare grazie per noi tutti. Lei che ha creduto in Suo Figlio prima ancora che nascesse. 



13 MARZO 2022
II domenica dI QUARESIMA

“La cittadinanza celeste”

        Carissimi, 

       in questi giorni ancora difficili per quello che sta succedendo in Europa, il Vangelo di questa domenica ci regala uno squarcio di luce rievocando la Trasfigurazione di Gesù. 

     Gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni vivono, all'interno di una cornice di preghiera, l'esperienza della Bellezza dell'essere con Dio, la Bellezza di partecipare all'intimità dell'incontro tra il Padre e il Figlio. Questa bellezza è fonte di gioia, apre loro il cuore e, alla luce di questo avvenimento, potranno comprendere la risurrezione di Gesù. L'esperienza di questa gioia non la potranno circoscrivere al solo monte Tabor, ma saranno chiamati a portarla "a valle" e li aiuterà a riconoscere, nel quotidiano, la bellezza del volto di Dio nel volto dei fratelli bisognosi. 

    Nella preghiera, con Gesù uniti al Padre, ottengono una grazia inaspettata, indescrivibile, perché non totalmente comprensibile. 

     Anche noi, nei prossimi giorni, potremo vivere dei momenti di grazia, celebrando la solennità della Madre di Misericordia, patrona della nostra diocesi e, il giorno dopo, la solennità di San Giuseppe. Alla loro intercessione affidiamo le nostre preghiere per la pace, assumendoci la responsabilità di essere, nel nostro quotidiano, artigiani di pace, testimoni della "Bellezza che salverà il mondo", che è l'amore che condivide il dolore. Buona domenica a tutti e buona festa del 18 e 19 marzo! 

Fraternamente,                                                                        Enrico


Lettura (Lc 9,28b-36) 

 In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.


Venerdì 18 Marzo

Solennità della B.V. Maria, Madre di Misericordia

Ore 7,00: partenza della Processione dal Duomo per il Santuario.

Ore 9,30: S. Messa sul Piazzale presieduta da Mons. Calogero Marino.

   Altre Ss. Messe alle ore 6,00-7,00-8,00-11,30-16,00 e 18,00.

NEI GIORNI PRECEDENTI:

        MARTEDÌ 15: 

ore 17.00 S. Messa; 

ore 20.30 S. Rosario meditato a cura delle Confraternite diocesane.

        MERCOLEDÌ 16: 

ore 17.00 S. Messa; 

ore 20.30 Liturgia penitenziale (con la presenza di sacerdoti per le Confessioni). 

        GIOVEDÌ 17: 

ore 17.00 S. Messa; 

ore 20.00 S. Rosario presso la prima Cappelletta a cura delle Confraternite diocesane. 

Fiaccolata a cura dell’U. S. Letimbro con partenza da S. Bernardo in Valle; 

ore 20.30 elevazione Spirituale e Musicale a cura dell’Azione Cattolica e della Banda Musicale Cittadina “A. Forzano”


IL CARMELO E SAN GIUSEPPE

La Solennità di san Giuseppe è celebrata nell'ordine del Carmelo almeno dalla seconda metà del XV secolo. Addirittura furono i Carmelitani i primi a comporre nella Chiesa latina un'ufficiatura liturgica interamente dedicata al santo. 

Ecco una traduzione dell'introito della Messa del 19 marzo riportato nell'antico Messale Carmelitano: 

"Gioisci san Giuseppe, padre della Chiesa, tu che per doni spicchi fra tutti i padri: custode del Signore, sposo provvido della puerpera Maria, guida castissima; dall'alto dei cieli sii guida anche di noi supplici...".

Come è noto, la devozione di santa Teresa d'Avila nei confronti di san Giuseppe era sconfinata, tant’è che affidò a lui la sua vita spirituale, la sua vita di orazione, tutti i problemi dei suoi monasteri e, infine, della Riforma. A lui dedicò il primo monastero e altri che fondò successivamente e volle che tutti fossero guardati da una porta dalla Madonna e dall'altra da san Giuseppe. Tale devozione a san Giuseppe maturò negli anni della tremenda malattia della santa, che la portò in fin di vita appena venticinquenne e da cui fu guarita per intercessione del "medico celeste" Giuseppe, come lei stessa ci racconta in un celebre brano della Vita (6,5-8): "Quando vidi lo stato in cui i medici della terra mi avevano ridotta […] presi per mio avvocato e patrono il glorioso S. Giuseppe, e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nella necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi in cui era in gioco il mio onore e la salute dell'anima mia. Ho visto chiaramente che il suo aiuto mi fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare. Non mi ricordo finora di averlo mai pregato di una grazia senza averla subito ottenuta. Ed è cosa che fa meraviglia ricordare i grandi favori che il Signore mi ha fatto e i pericoli di anima e di corpo da cui mi ha liberata per l'intercessione di questo santo benedetto. Ad altri santi sembra che Dio abbia concesso di soccorrerci in questa o in quell'altra necessità, mentre ho sperimentato che il glorioso S. Giuseppe estende il suo patrocinio su tutte. Con ciò il Signore vuol darci a intendere che, a quel modo che era a lui soggetto in terra, dove egli come padre putativo gli poteva comandare, altrettanto gli sia ora in cielo nel fare tutto ciò che gli chiede. Ciò hanno riconosciuto per esperienza varie altre persone che dietro mio consiglio gli si sono raccomandate. Molte altre si sono fatte da poco sue devote per aver sperimentato questa verità”.

 Questa eredità continua nel Carmelo Teresiano. In San Giuseppe, nel suo silenzio, nella sua solitudine interiore, nello spirito di contemplazione e di orazione costanti, troviamo un legame profondo con il Carmelo. La sua vita è tutta “un’orazione”, nel senso più teresiano del termine, perché vissuta interamente in un amore di amicizia, di incontro, di dialogo, di compagnia costante e continua con Gesù. Giuseppe ci insegna a contemplare Nazareth per crescere nella comunione d'amore con Dio e il prossimo, per vivere in quotidiano "contatto" col mistero divino, nel mistero del Dio Uno e Trino per adorarlo nel silenzio delle nostre anime.