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SUL SITO DELLA 

PARROCCHIA SAN PIETRO DI SAVONA

22 NOVEMBRE 2020

nostro signore gesù cristo re dell'universo
“Venga il tuo regno”

AVVISO: Continuiamo la trasmissione in diretta streaming 
                (Canale Youtube della Parrocchia) 
                della Celebrazione liturgica delle ore 11.

Carissimi parrocchiani,
        celebriamo la festa di Cristo Re dell’Universo, che conclude l’anno liturgico della Chiesa. Ascolteremo il Vangelo del “Giudizio universale” (Mt 25,31-46) che sarà compiuto dal Signore Gesù risorto, asceso alla destra del Padre. Questo giudizio sarà il confronto fra noi e Gesù Cristo che vuole regnare nella nostra esistenza. Gesù non regna però con prepotenza (come spesso invece avviene “per i potenti di questo mondo”) ma con la docilità di chi vuole cambiare la persona perché sia sempre più conforme “all’immagine e somiglianza di Dio” che è amore, puro dono.
    E’ proprio Gesù il pastore buono che guida il suo gregge, lo custodisce, ne prende cura, lo difende e lo fa riposare portando in braccio le sue pecore, anche (e soprattutto) le più pesanti e recalcitranti!
    Con il tempo di Avvento riprenderà il catechismo con degli incontri-celebrazioni in parrocchia, in vari tempi e modalità che verranno comunicati agli interessati. I genitori dei bambini che devono iniziare quest’anno il catechismo e che ancora non si sono iscritti sono pregati di prendere contatto, quanto prima, con me o con Adele, in sacrestia.
    A partire da oggi troverete su “Camminiamo Insieme” il ricordo dei defunti della nostra Parrocchia che ci hanno lasciato durante la settimana perché insieme, come comunità, possiamo pregare per loro.
    Su questo numero troverete inoltre una piccola guida per l’assemblea al Nuovo Messale che entrerà in vigore con l’inizio dell’Avvento (domenica 29 novembre). Il Messale, libro di preghiera per eccellenza, ci aiuti a pregare meglio facendoci sentire sempre più “membra vive” dell’edificio spirituale che è la Chiesa.
    Buona domenica a tutti,                         fra Enrico

Lettura (Mt 25,31-46)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria,
e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 
Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. 
Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 
e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: 
“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno 
preparato per voi fin dalla creazione del mondo,
perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, 
ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero
e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, 
ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. 
Allora i giusti gli risponderanno: 
“Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo
dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 
Quando mai ti abbiamo visto straniero e
ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 
Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. 
E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a
uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: 
“Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, 
preparato per il diavolo e per i suoi angeli,
perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, 
ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 
ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, 
malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: 
“Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero
o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. 
Allora egli risponderà loro: 
“In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. 
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Riflessione ambientale
    Gesù Cristo è il Re dell'universo. Ma la sua regalità si impone silenziosamente e misteriosamente, nei cuori di ogni persona, regalando la gioia, la pace vera, quella che il mondo non può dare. 
    Il suo è un regno di pace, di giustizia, d'amore e di grazia. Non è un regno che s'impone con la potenza umana, ma che emana dall'abbondanza dell'offerta di se stesso e del suo amore salvifico. 
    Egli è il pastore che è disposto a dare la vita per le sue pecorelle, Di fronte a Lui si dividono gli uomini: vi sono coloro che hanno agito bene nei confronti dei propri fratelli, e coloro che invece hanno trascurato di farlo.

 Meditazione
    La parabola raccontata da Gesù colloca l'uditore dinanzi alla realtà della propria vita: qualunque sarà stato il percorso che avremo seguito lungo la nostra esistenza, quali che saranno state le circostanze favorevoli o meno, le motivazioni, le pressioni ambientali, comunque alla fine conterà semplicemente ciò che avremo compiuto per amore di Dio e dei nostri fratelli. 
    San Giovanni della Croce diceva: «Al tramonto della nostra vita, saremo giudicati sull'amore». L'amore produce le opere del bene, il servizio, il dono disinteressato di se stessi, fino al sacrificio completo.
    La solennità di Cristo Re ci offre una grande occasione di riflessione personale: Cristo regna anche nel mio cuore? Sono anch'io una persona attenta al bene di tutti quelli che mi stanno accanto? Madre Teresa di Calcutta diceva che si sforzava di fare in modo che ognuna delle persone con cui veniva a contatto potesse ricevere da lei qualcosa, almeno un sorriso, un gesto di attenzione, di bontà … E sappiamo quali grandi risultati ha potuto conseguire quella piccola grande donna!
    La prima uscita pubblica di san Giovanni Paolo II, appena eletto Papa, fu quella per far visita al suo amico vescovo Andrea Deskur, colpito da un ictus e ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma. Tutti ricordiamo poi la visita in prigione al suo attentatore, e numerosi altri gesti di carità, che risultano spontanei in un cuore sempre rivolto verso gli altri e sostenuto dalla preghiera. 
    Noi lasciamo regnare Cristo nel nostro cuore quando lo seguiamo come la pecorella segue il suo pastore, quando crediamo in Lui e ci lasciamo guidare ovunque Lui voglia, anche se non comprendiamo pienamente le sue vie, anche se camminiamo per valli oscure.
    Ed Egli ci insegna ad essere un po' anche noi pastori dei nostri fratelli, dei nostri figli, dei nostri parenti e amici, di ogni persona che Dio ci fa incontrare. Lasciamoci guidare da Lui e impariamo da Lui e con Lui a donare la vita per le altre pecorelle. 
    Sì, Signore, venga in noi il tuo Regno!
A cura di P. Paolo Cerquitella, L.C.

Preghiera in famiglia
    O Signore, buon Pastore, io ti prego che nell'ultimo giorno, nel banchetto del tuo Regno, non manchi nessuna delle persone che tu hai affidato alla mia vita e alla mia preghiera.

Azione
    Oggi pregherò e offrirò sacrifici per la salvezza eterna di tutte le persone a me care.






                                                                                    

Sabato 7 novembre, ore 18 

in Cattedrale

S. Cresima 2020

Finalmente, dopo il rinvio dalla primavera a causa dell’emergenza sanitaria, sabato scorso 7 novembre, 35 ragazzi della nostra Parrocchia hanno ricevuto dalle mani del nostro Vescovo il Sacramento della Confermazione.


15 NOVEMBRE 2020

XXXIII Domenica del tempo ordinario
“Impiegare bene i talenti ricevuti”
“Mani aperte”
Carissimi parrocchiani,
Dio Padre affida alle nostre mani tutti i beni della creazione e della grazia, ci dona il Suo Amore, il Suo proprio Figlio. Per ricevere un dono siamo chiamati ad aprire le nostre mani: una mano chiusa, rattrappita, o anche solo semichiusa non può ricevere, fa scivolare il dono. Siamo chiamati ad accogliere i doni di Dio nella nostra vita, ad aprirci alla Sua Grazia, al Suo Amore.
Consapevole del dono ricevuto sono chiamato a rendere grazie a Dio, pregando innalzo le mie mani aperte per lodarlo, per cantare le Sue Misericordie nella mia vita.
Ma il talento che mi è stato dato in dono (l’Amore che il Padre ha verso di me) è chiamato a duplicarsi nella mia risposta d’amore verso i fratelli. E allora le mani aperte sono anche e soprattutto il simbolo della generosità, della condivisione, come ci ricorda la prima lettura di questa domenica ed anche il messaggio di Papa Francesco per la IV giornata mondiale del povero (“Tendi la tua mano al povero”) che oggi celebriamo. Papa Francesco nel suo messaggio ci ricorda che: “La preghiera a Dio e la solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inseparabili”: che la nostra fede tragga sempre più respiro da questi 2 polmoni: la preghiera e la carità!
Approfitto di questa occasione per ringraziare tutto coloro che hanno teso la mano al povero portando generi alimentari oppure offerte per i più bisognosi, chi si è reso disponibile a farsi prossimo anche di altre forme di povertà e solitudine presenti nella nostra parrocchia e non solo. Ringrazio in modo particolare le volontarie della san Vincenzo che nel silenzio e con grande generosità continuano la loro opera di carità verso i più poveri. E invito altri parrocchiani a far parte di questa associazione parrocchiale. Che bello sarà un giorno sentirsi dire: “Servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore”.
Buona domenica,                                 fra Enrico

Avviso: riprendiamo la trasmissione in diretta streaming 
(Canale Youtube della Parrocchia) 
della Celebrazione liturgica delle ore 11.


Lettura (Mt 25,14-30)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che,
partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva
ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva
ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una
buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò
e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri
cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”.
“Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto;
prendi parte alla gioia del tuo padrone”. [...]

Riflessione ambientale
È necessario saper impiegare bene i doni ricevuti da Dio, spendendoli a beneficio di tutti. Dio li distribuisce ad ognuno diversamente; sono premiati in egual misura coloro che ne hanno fatto buon uso, moltiplicandoli. Fallisce, invece, nella vita, chi non si impegna, per pigrizia o per timore ingiustificato, nell'amministrare bene ciò che gli è stato affidato.

Meditazione
La "parabola dei talenti" è uno di quei gioielli della predicazione di Gesù che ha brillato nei cuori dei discepoli, e che ha contribuito a forgiare generazioni di cristiani e di non cristiani nel giusto impiego della propria vita dinanzi all'eternità. Le letture di oggi completano questo insegnamento, ricordandoci il valore della donna laboriosa e timorata di Dio - nel Libro dei Proverbi -, la beatitudine di chi cammina nelle vie del Signore - nel Salmo -, e l'importanza di essere sempre pronti e attenti dinanzi all'arrivo del giorno del Signore - in san Paolo. Siamo, infatti, nella penultima domenica del Tempo Ordinario, prossimi all'inizio di un nuovo ciclo liturgico. Cosa ci voleva insegnare Gesù in questi discorsi, pronunciati probabilmente in prossimità della sua Passione? Il "talento" era una misura che equivaleva a circa seimila denari, cioè la paga di altrettante giornate di lavoro, una somma davvero molto consistente! Ma quali sono allora i nostri "talenti", i doni che abbiamo ricevuto da Dio? In termini molto sintetici, possiamo dire: innanzitutto il dono dell'esistenza, cioè della vita stessa, frutto di un atto di infinito amore di Dio nei nostri confronti. Prima che potessimo meritare qualsiasi cosa, siamo stati da Lui introdotti nell'esistenza. E per di più è un'esistenza destinata a non avere mai fine: dopo la vita terrena, ci attende la vita eterna. C'è poi il dono-talento della fede, che ci permette di dare pieno senso alla vita stessa, e che ci introduce al dialogo con Dio nostro Creatore e Padre, e con i nostri fratelli. Poi, ci sono i talenti "specifici", i doni particolari: le persone che Dio ha posto accanto a noi, familiari, amici e conoscenti; le qualità e i talenti naturali; i mezzi che ci mette a disposizione, e così via. Anche il tempo che Dio ci ha concesso nella nostra vita terrena è un talento prezioso: è necessario impiegarlo bene, e investirlo con coraggio, perché impiegarlo con frutto è motivo di gioia per noi e per Colui che ce lo ha donato. Non importa quanti e quali talenti possediamo, ma il modo in cui impieghiamo i talenti ricevuti, senza risparmiare niente per vano timore, per consegnare alla fine i frutti moltiplicati.                                                              A cura di P. Paolo Cerquitella, L.C.

Azione
Oggi cercherò di impiegare nel miglior modo il talento del mio tempo, cercando di fare di più in meno tempo, per amore di Dio, che me lo ha donato, e del mio prossimo.

“Tendi la tua mano al povero” (cfr Sir 7,32)
La sapienza antica ha posto queste parole come un codice sacro da seguire nella vita …
La povertà assume sempre volti diversi, che richiedono attenzione ad ogni condizione particolare: in ognuna di queste possiamo incontrare il Signore Gesù, che ha rivelato di essere presente nei suoi fratelli più deboli (cfr Mt 25,40).
… La preghiera a Dio e la solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inseparabili … il tempo da dedicare alla preghiera non può mai diventare un alibi per trascurare il prossimo in difficoltà. È vero il contrario: la benedizione del Signore scende su di noi e la preghiera raggiunge il suo scopo quando sono accompagnate dal servizio ai poveri.
… Sempre l’incontro con una persona in condizione di povertà ci provoca e ci interroga. Come possiamo contribuire ad eliminare o almeno alleviare la sua emarginazione e la sua sofferenza? Come possiamo aiutarla nella sua povertà spirituale? La comunità cristiana è chiamata a coinvolgersi in questa esperienza di condivisione, nella consapevolezza che non le è lecito delegarla ad altri. …
… Quante mani tese si vedono ogni giorno! Purtroppo, accade sempre più spesso che la fretta trascina in un vortice di indifferenza, al punto che non si sa più riconoscere il tanto bene che quotidianamente viene compiuto nel silenzio e con grande generosità …
… “Tendi la mano al povero”, dunque, è un invito alla responsabilità come impegno diretto di chiunque si sente partecipe della stessa sorte. È un incitamento a farsi carico dei pesi dei più deboli, come ricorda San Paolo: «Mediante l’amore siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso. […] Portate i pesi gli uni degli altri» (Gal 5,13-14; 6,2). … Non si tratta di un’esortazione facoltativa, ma di una condizione dell’autenticità della fede che professiamo …
… «In tutte le tue azioni, ricordati della tua fine» (Sir 7,36). È l’espressione con cui il Siracide conclude questa sua riflessione. Il testo si presta a una duplice interpretazione.
La prima fa emergere che abbiamo bisogno di tenere sempre presente la fine della nostra esistenza. Ricordarsi il destino comune può essere di aiuto per condurre una vita all’insegna dell’attenzione a chi è più povero e non ha avuto le stesse nostre possibilità. Esiste anche una seconda interpretazione, che evidenzia piuttosto il fine, lo scopo verso cui ognuno tende …
Il fine di ogni nostra azione non può essere altro che l’amore. È questo lo scopo verso cui siamo incamminati e nulla ci deve distogliere da esso. Questo amore è condivisione, dedizione e servizio, ma comincia dalla scoperta di essere noi per primi amati e risvegliati all’amore … Anche un sorriso che condividiamo con il povero è sorgente di amore e permette di vivere nella gioia. La mano tesa, allora, possa sempre arricchirsi del sorriso di chi non fa pesare la propria presenza e l’aiuto che offre, ma gioisce solo di vivere lo stile dei discepoli di Cristo.
In questo cammino di incontro quotidiano con i poveri ci accompagna la Madre di Dio, che più di ogni altra è la Madre dei poveri …
(Dal Messaggio di Papa Francesco per la IV Giornata Mondiale dei Poveri)